Descrizione
Le due coppie di profeti realizzate da Lorenzo Ghiberti, posti nella vetrata della tribuna nord o della Croce, sovrastano la figura dell'apostolo Mattia e sono allineate sulla verticale della cappella. Tale soluzione fu scelta per assolvere alla funzione didascalica di mostrare la continuità tra Antico e Nuovo Testamento attraverso la figura di Cristo. La vetrata rappresenta i profeti Joram ed Eliezer, a sinistra, e Ihesus e Her, a destra, misura 1,75 x 6,75 metri ed è suddiviso in sedici pannelli ed eseguito da Guido di Niccolò tra il 1441 e il 1443.
I quattro personaggi biblici della vetrata appartengono ai re di Giuda e agli Antenati di Gesù che popolavano l'albere di Iesse, o albero della vita (lignum vitae), l'albero generalogico di Cristo a partire da Jesse, padre del re Davide. Gesù è il fiore sbocciato dalla radice di Iesse, i cui componenti preludono all'Incarnazione. Ed era questo il motivo dell'inizio dell'anno fiorentino fissato nel giorno dell'Annunciazione, il 25 marzo, ab incarnatione.
Le figure bibliche come Joram, re di Israele, Ihesus, indicato con l'acronimo JS, Eliezer, erede di Abramo, Her, uno dei figli di Giuda, stabilivano un tacito dialogo e una continuità con la sottostante figura di santo evangelico, san Mattia, in un articolato disegno teologico cristiano.
Ghiberti appare volto a un linguaggio moderno, tanto da inserire le figure entro una "scatola spaziale" a fare da sfondo, creando un impianto prospettico dal quale emergono, statuari ma non fissi, i personaggi biblici, proiettati in avanti, tanto da coprire con le braccia, leggermente curvate nell'atto di sostenere il mantello o il cartiglio dispiegato, il bordo della vetrata, ornato con motivi geometrici dai toni brillanti.
Le iscrizioni in carattere gotico hanno la funzione esplicativa di informare sulla reale identità del personaggio, anche se i restauri antichi- di poco posteriori all’esecuzione- e i più recenti, eseguiti negli anni Cinquanta, hanno abraso o aggiunto alcune lettere.
La figura di Eliezer è stata oggetto di integrazione di tessere in vetro nel restauro condotto dalla Ditta Giovanni Mario Tolleri, mentre all’originale Er è stata aggiunta una H, rendendo difficoltosa l’individuazione del nome per esteso e del personaggio biblico rappresentato che talvolta è stato per errore nel rimontaggio scambiato dall’originale ubicazione e all’appartenenza
La mancanza di modelli indusse il Ghiberti a vestire i personaggi con sontuosi abiti orientaleggianti affinché rimandassero immediatamente all’immagine iconografica e canonizzata del sapiente o del mago, inteso come re-sacerdote. Le morbide e cadenzate pieghe delle vesti fanno esplicito riferimento a soluzioni di estrema attualità, riscontrabili nella coeva statuaria di Donatello e nella pittura del Beato Angelico. In occasione del Concilio tra la chiesa latina e quella bizantina, tenutosi a Firenze nel 1439, non era passata inosservata la variopinta presenza della delegazione orientale. Come conseguenza, negli ambienti più colti della città, fu avviata una costante acquisizione di testi e codici greci, primo fondo della ricca raccolta libraria che fece parte della collezione medicea nel palazzo di Via Larga. Pochi anni più tardi, nel 1459, Benozzo Gozzoli dipingeva il Corteo di Magi nella cappella del palazzo Medici, dando libero sfoggio a una ricchezza cromatica degli abiti e delle decorazioni con una puntuale attenzione ai particolari, dove la cultura cortese si univa a quella fiamminga in una sequenza raffinata eleganza scenografica.
Notizie storico critiche
La vetrata fu commissionata dapprima, il 22 aprile 1439, a Carlo di Francesco Zati, assieme a quella vicina sovrastante la cappella di S.Giacomo Maggiore; il 13 novembre del medesimo anno l’allogagione di entrambe le finestre venne trasferita, col consenso di Carlo, a Guido di Niccolò che ne fu l’esecutore per otto lire. Il disegno fu fornito da Lorenzo Ghiberti che risulta pagato per esso con sedici lire in data 5 gennaio 1442. L’opera in esame, al pari di tutte le altre vetrate delle tribune, è stata oggetto di scarsa attenzione da parte della critica che in genere si è limitata ad un breve giudizio complessivo su di esse. Fu il Poggi, nel 1909, il primo studioso ad occuparsi separatamente di tutte le vetrate della cattedrale fiorentina con la pubblicazione dei documenti di esse relativi, da lui ordinati e riassunti poi in brevi commenti su ogni singola opera. Un’analisi più approfondita che tenesse conto dei dati stilistici e tecnici, come pure delle personalità dei diversi maestri vetrai, fu tentata nel 1938 dalla Van Straelen. La studiosa nota nella vetrata in questione lo scolorimento di alcune lastre (si riferisce forse al mantello del profeta in alto a destra) ed il cromatismo tipico di Guido (blu, oro, verde, rosso, marrone) accennando poi all’intensa plasticità delle figure che mostrano chiaramente il modello ghibertiano. E' probabile che Guido di Niccolò avesse mediato fra l' opera e l' esecuzione dei cartoni; infatti la studiosa notava che egli fosse stato, più volte, l' ideatore delle figure presenti nelle vetrate a lui commissionate e per le quali non troviamo, nei documenti, alcun riferimento al Ghiberti. Più tardi, il Salmi stabiliva un parallelo fra queste figure ed i personaggi nelle storie della porta del Paradiso, riaffermando contemporaneamente l'attrattiva sul Ghiberti dei rilievi donatelliani della porta dei Martiri, per la Sagrestia Vecchia di San Lorenzo. L’opera, esposta in occasione della Mostra Ghibertiana del 1978-79, è stata studiata accuratamente da Enrica Neri.
Relazione iconografico religiosa
Le quindici vetrate delle tribune, ciascuna corrispondente all’arcone di una cappella, sono compartite in quattro campi figurati, ospitanti personaggi dell’Antico Testamento che sono in genere identificati come Profeti.
Nella presente vetrata sono raffigurati Ioram, Eliezer, Ihesus, Her.
Divenuto vecchio, Abramo vuole trovare per il figlio Isacco una moglie che appartenga alla sua stessa famiglia. Dopo avergli imposto un solenne giuramento, manda il servo più anziano Eliezer a cercare la donna destinata a diventare sua nuora. Accompagnato da una carovana di dieci cammelli e doni preziosi, Eliezer parte alla volta della città di Aran, dove abita il fratello di Adamo Nacor, e vi giunge di sera, quando le donne si trovano al pozzo ad attingere l’acqua. Arrivato lì, l’uomo prega il Signore di indicargli la ragazza predestinata. Il segno chiesto da Eliezer si compie con chiarezza: una giovane donna di nome Rebecca, pronipote di Abramo, serve con la sua brocca dell’acqua all’ospite straniero e ai suoi cammelli. Eliezer le offre dei doni, un anello da naso e dei bracciali, e le chiede di chi sia figlia. Rivelata la sua identità, Rebecca invita il servo a trascorrere la notte a casa di suo padre. Giunti da Betuel, Labano, il fratello maggiore di Rebecca, accoglie gli ospiti, ma Eliezer vuole subito manifestare la sua identità e spiegare la ragione del suo viaggio. Rebecca viene concessa in sposa a Isacco e il giorno seguente si mette in viaggio con il servo. Giunti nella terra di Abramo, la giovane viene accolta da Isacco e da lui condotta nella tenda della madre Sara.
Le figure bibliche, Joram [Joanam], re di Israele, Ihsus [Diesus], indicato con l’acronimo JS, Eliezer, erede di Abramo, Her, uno dei figli di Giuda, stabilivano un tacito dialogo e una continuità in un articolato disegno teologico cristiano, volto come disegno finale ad esaltare la figura della Vergine.